Ritorno a scuola negli istituti superiori, ma è “guerra dei tamponi” – VIDEO

#coronavirus nelle Marche, positivi in calo ma con meno tamponi. Speranza dalla percentuale, scesa al 10%

Ritorno a scuola e tamponi al vetriolo nelle Marche. La Regione li nega al comune di Pesaro. “Ma poi li danno ad Ascoli”, insorge il sindaco Matteo Ricci.

Ecco come il sindaco di Pesaro spiega la vicenda

PESARO – E’ “guerra dei tamponi” all’avvio del ritorno a scuola al 50% negli istituti di istruzione superiore delle Marche da lunedì 25 gennaio. Se da un lato per studenti, insegnanti e personale c’è la possibilità di effettuare il tampone antigenico rapido gratuito e volontario nei comuni dove è attualmente in corso lo screening di massa “Marche Sicure”, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci aveva proposto un altro programma, simile nel nome e nelle modalità, ovvero “Scuole Sicure” per il rientro in sicurezza. A Pesaro si farà, dal 28 gennaio ma tamponi e personale, ovvero medici e infermieri, li pagherà il comune. “Dopo un tira e molla infinito la Regione si è aggrappata a ragioni burocratiche fantasiose per non darci una parte dei 600mila tamponi non utilizzati per lo screening di massa, e che ora andranno in magazzino inutilizzati, fa sapere Ricci che si dice sempre più deluso in quanto “ad Ascoli invece lo forniscono al SOROPTIMIST, per una lodevole iniziativa simile alla nostra in due licei. Come si fa a fare questi giochini politici sulla pelle degli studenti e del personale scolastico? Quando parliamo di sicurezza nella scuola, dovremmo essere tutti uniti. Pesaro andrà avanti, come già annunciato, con le nostre forze ma è davvero un atteggiamento miope e inaccettabile”. Poi conclude Ricci: «È un lavoro di prevenzione che doveva fare la Regione, potevamo farlo insieme, ma addirittura ci discriminano”. 

Fa sapere la consigliera regionale Pd Micaela Vitri: “Ciò che sta accadendo nelle Marche sulla pelle di studenti e docenti è davvero inaccettabile. A sole 48 ore dal ritorno a scuola degli studenti delle secondarie, in dad al 50%, non solo manca ancora un piano “scuole sicure” come in altre regioni, ma la giunta di Acquaroli e Saltamartini nega i tamponi per gli istituti pesaresi e li regala a quelli di Ascoli. Quale sarà la logica? Non credo nemmeno il pil, come propone la Moratti per i vaccini in Lombardia. Lo scandalo deriva dal no al Comune di Pesaro, che si era persino offerto di pagare il personale sanitario per effettuare i tamponi a docenti, Ata e studenti delle secondarie, per incomprensibili ragioni burocratiche. Al tempo stesso però la Regione ha accettato di donarli ad un’ associazione privata, il Soroptimist club, per i test in due licei di Ascoli. Come consiglieri abbiamo presentato interrogazioni in consiglio regionale e lanciato appelli per mettere in sicurezza il comparto su due fronti: trasporti e test gratuiti negli istituti scolastici. Risolto il primo, come ci è stato garantito, ci sembrava logico organizzarsi per rientrare in aula con la certezza di un tampone negativo. Sappiamo che la Regione ha acquistato 820 mila tamponi per gli screening di massa, ma vista la bassa affluenza almeno 500 mila di questi giacciono in deposito. Perchè non usarli per il comparto scuola? Gli studenti marchigiani sono 77 mila, quindi basterebbero per almeno tre tornate di test, prof inclusi, mettendo così in sicurezza tutto il comparto scuola per un mese. Come se non bastasse, al danno si è aggiunta anche la beffa con l’appello lanciato agli studenti invitandoli a fare il tampone nei punti allestiti per gli screening di massa. Peccato che a Pesaro e Fano siano terminati da tempo e per farlo un minorenne dovrebbe farsi accompagnare a Pergola, Cagli, Fermignano, Urbania, Fossombrone o, solo il 26 e 27, a Mercatello sul Metauro. Con tutta la buona volontà di studenti e genitori, invitarli a fare quasi un’ora di auto non era il consiglio migliore. C’è quasi da sperare che non tutti accolgano l’invito, altrimenti i residenti nelle sei cittadine rischierebbero file chilometriche. Per fortuna il Comune di Pesaro ha annunciato di provvedere in proprio all’operazione”.

L’assessore alla Sanità Saltamartini: “Non è ammesso il fai da te”. “La Regione e il servizio sanitario delle Marche – afferma l’assessore Filippo Saltamartini – stanno svolgendo uno screening di massa, un’attività di prevenzione unica nel suo genere in Italia, che sta proseguendo in tutta la Regione anche nei prossimi giorni con la possibilità per gli studenti di recarsi nei punti di prelievo e dove già molti ragazzi si sono rivolti per tornare a scuola in sicurezza. La copertura viene effettuata con 700.000 tamponi antigenici rapidi che, di recente, sono stati validati dall’ISS per la verifica della positività da Covid19 anche nei percorsi diagnostici. Non è vero quello che afferma il sindaco Ricci quando dice che non vengono utilizzati, i tamponi restano a disposizione delle strutture regionali che li usano quotidianamente e per i prossimi mesi. Il Comune di Pesaro ha ritenuto di organizzare da settimane un suo screening, assumendo una presunta funzione di supplenza del SSR servizio sanitario regionale, senza averne la competenza, con le eventuali e conseguenti responsabilità. La Regione è da tempo impegnata sul duplice fronte dello screening e della vaccinazione e il personale della sanità da circa un anno è sottoposto a pesantissimi ritmi professionali che non ammettono ritardi o duplicazioni per ragioni di visibilità politica. Queste argomentazioni sono state sempre espresse al sindaco Ricci, anche se solo nella giornata di venerdì il Comune di Pesaro avanzava una formale richiesta di fornitura di tamponi e materiale di protezione.

Tuttavia all’esito della richiesta, i dirigenti del Servizio sanità a cui spettano la determinazioni finali negavano la fornitura sulla base di 3 argomentazioni:

1) il servizio sanità coinvolgendo organizzazioni e professionalità determinate dalla legge attribuisce tale funzione alle Regioni e non ai Comuni;

2) i tamponi sono acquistati per il servizio sanitario regionale e devono essere computati e rendicontati allo Stato che li paga;

3) sono coinvolti profili di tutela della privacy nel nucleo essenziale della condizione della salute.

Questi principi si applicano a Pesaro ma anche nel resto della Regione.

Le notizie apparse sulla stampa e che sono state richiamate dal sindaco Ricci di una presunta discriminazione politica non hanno fondamento. Il principio di leale cooperazione tra Enti che formano la Repubblica non possono portare ad assumere parametri politici in luogo dei principi di legalità, su cui poggia l’azione delle Amministrazioni pubbliche.

La notizia secondo cui il direttore dell’Area Vasta 5, senza alcuna autorizzazione dell’Asur avrebbe gestito l’attribuzione di tamponi antigenici, donati asseritamente alla stessa Area Vasta da una fondazione privata saranno oggetto di un approfondimento che l’Assessore alla sanità ha disposto con una visita ispettiva, disponendo la sospensione di ogni atto consequenziale, fino alla verifica dell’esistenza dei suoi presupposti di legalità. I cittadini hanno bisogno di sapere che il servizio sanitario regionale è in grado di rispondere ai bisogni della collettività con i suoi 5.000 tamponi giornalieri e l’indice rt che da due mesi sotto all’1 e i nuovi posti in TI sono a dimostrare che possiamo essere sicuri della sua efficienza. Sono dispiaciuto – ha concluso Saltamartini- che si possa portare lo scontro ideologico dentro le Istituzioni, ma la porta è sempre aperta per collaborare nell’interesse della comunità”.


Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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