Paure vecchie e nuove nei paesi del post sisma. La storia di Carlo: “L’incubo del Coronavirus nelle sae”

La stretta al petto della paura, come quella del terremoto. L’ansia di non farcela, il terrore che torna. Questa volta non è la terra che trema: la nuova magnitudo è la linea del termometro. La storia della famiglia di Carlo Cappelli che vive in una sae a “Borgo 1” di Arquata del Tronto.

ARQUATA – La stretta al petto della paura, come quella del terremoto. L’ansia di non farcela, il terrore che torna. Questa volta non è la terra che trema: la nuova magnitudo è la linea del termometro. E’ la misura della doppia emergenza, quella del post sisma e quella sanitaria del Coronavirus che getta la sua ombra sui villaggi delle Sae (ndr soluzioni abitative di emegenza) dei paesi terremotati del 2016. “Non dormo da due giorni”, racconta Carlo Cappelli, che risiede con la moglie e le figlie adolescenti in un alloggio emergenziale nell’area di “Borgo uno” ad Arquata del Tronto, uno dei comuni tra i più danneggiati dal sisma del 2016. Dopo i casi di Coronavirus emersi in comune ad Ascoli Piceno (anche il sindaco Marco Fioravanti è in quarantena preventiva), la moglie di Carlo, dipendente comunale, è stata contattata dall’Area Vasta per una verifica sui sintomi. La donna aveva avuto problemi intestinali, ma probabilmente riconducibili allo stress della situazione. Poi venerdì scorso è scattata la procedura del tampone, con gli addetti che hanno raggiunto la Sae di Carlo. “Come da prassi sono venuti gli addetti incappucciati, ci hanno detto di non aprire fin quando loro non avessero suonato il campanello. Ci siamo sentiti come appestati. Come indicazione generale hanno detto che se fosse risultata positiva avrebbe dovuto chiudersi in una stanza con un bagno ad uso personale. Ma come avremmo fatto noi, in quattro in 60 metri quadrati, due stanze e un solo bagno?”

Le notti insonni, il tampone negativo e il respiro di sollievo ma resta il problema “sae”. Per fortuna, racconta Carlo, ieri (sabato 14 marzo) è stato comunicato il risultato negativo del tampone e ora la moglie dovrà stare in quarantena precauzionale per alcuni giorni. Un enorme sospiro di sollievo. “Non ho dormito per due giorni, mi si è alzata la pressione per l’ansia, è stato come rivivere i giorni del terremoto. La paura di non farcela, di avere ancora altre complicazioni. Con il pensiero di dover lasciare mia moglie in casa da sola e le mie figlie ed io dove saremmo andati?Qui non c’è più niente”. L’allarme per la famiglia è rientrato ma si chiede Carlo: “Come si pensa di affrontare la situazione se l’emergenza del Coronavirus dovesse arrivare anche nei paesi del post sisma, dove ci sono solo casette piccole? Hanno due bagni solo quelle da 80 metri quadrati, ma è impossibile vivere isolati in famiglia. Se viene contagiato uno è quasi automatico che si ammalino anche gli altri in sae”. Anche le stesse “sae” sono tutte vicine e per certi versi, dice Carlo, è un bene perché, dopo il dramma vissuto, insieme ci si aiuta di più. “Ma ora che dobbiamo isolarci l’uno dall’altro?”. “Ormai l’isolamento ce lo portiamo dentro da quattro anni”, dice con amarezza Carlo Cappelli.

Le emergenze che si rincorrono. “Le emergenze andrebbero risolte in fretta, perché poi ne arrivano altre”, continua Carlo Cappelli. “Avevo una casa, isolata e fuori dalla perimetrazione, da 400 metri quadrati e il progetto di ricostruzione è stato presentato all’Usr (ndr. Ufficio Speciale Ricostruzione) e da quattro mesi è in comune, nel mezzo di rinnovi contrattuali e concorsi per i tecnici. Ora con questa situazione ci saranno altri rallentamenti e l’avvio del cantiere slitterà ancora. Mi auguravo, se tutto andava bene, di partire con i lavori a primavera. Dopo una vita di sacrifici ci troviamo in quattro in una casetta da 60 metri quadrati. Siamo stati in tenda, in camper e un anno in albergo a San Benedetto: in quattro dentro una stanza. Io sto lottando per riavere casa mia, la mia vita”. “Sono tornato in paese, nella sae, con le pastiglie per la pressione in tasca. La nostra malattia primaria è l’ansia”. Figuriamoci con il Coronavirus.

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Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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