Post sisma, la rabbia dei “beffati” della busta paga pesante: verso la class action – VIDEO

Lancia l’idea di una class action questo gruppo di persone che risiedono nel cratere del centro italia del sisma 2016 e che sabato scorso si sono incontrate ad Amandola. Sono i beffati della cosiddetta “busta paga pesante”: ovvero la misura dell’Irpef sospesa in busta paga per agevolare  lavoratori e pensionati alle prese con il post sisma. Il percorso però iniziò con la prospettiva di una restituzione tutto in un’unica rata alla fine del beneficio. Per uno stipendio da operaio la somma poteva arrivare anche a 5000 euro.

AMANDOLA – Lancia l’idea di una class action questo gruppo di persone che risiedono nel cratere del centro italia del sisma 2016 e che sabato scorso si sono incontrate ad Amandola. Sono i beffati della cosiddetta “busta paga pesante”: ovvero la misura dell’Irpef sospesa in busta paga per agevolare  lavoratori e pensionati alle prese con il post sisma. Il percorso però iniziò con la prospettiva di una restituzione tutto in un’unica rata alla fine del beneficio. Per uno stipendio da operaio la somma poteva arrivare anche a 5000 euro. Una sorta di debito da onorare con lo stato che fece desistere molti. Negli anni successivi, con cambi di rateizzazione a ridosso delle scadenze, con cinque interventi normativi e sei proroghe, si arriva poi all’epilogo felice per chi richiese la busta paga pesante, nei giorni delle elezioni in Umbria: ovvero 120 rati mensili e lo sconto di tassazione del 60%. Ora la rabbia è per chi non ha richiesto quell’agevolazione, modificata in corsa. Per mettersi in contatto con chi vuole rilanciare quest’azione condivisa si può scrivere una mail a scorolli.f@tiscali.it

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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