Post sisma: Farabollini ancora a “bagnomaria”. C’è l’ipotesi del sottosegretario al cratere – VIDEO

Rischia di fare la fine della rana di Noam Chomsky, immersa nell’acqua fredda, via via riscaldata, che si scopre bollita quando ormai è troppo tardi, il commissario Piero Farabollini. Entro metà febbraio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è assunto personalmente, senza distribuire deleghe, la partita del Centro Italia strapazzato dai terremoti di ormai quattro anni fa, dovrà sciogliere le riserve sulla conferma dell’attuale commissario o nominarne uno nuovo.

ANCONA – Rischia di fare la fine della rana di Noam Chomsky, immersa nell’acqua fredda, via via riscaldata, che si scopre bollita quando ormai è troppo tardi, il commissario Piero Farabollini. Entro metà febbraio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è assunto personalmente, senza distribuire deleghe, la partita del Centro Italia strapazzato dai terremoti di ormai quattro anni fa, dovrà sciogliere le riserve sulla conferma dell’attuale commissario o nominarne uno nuovo. Sarebbe il quarto, tanto per pareggiare i conti con gli altrettanti governi che si sono succeduti dalla prima tragica scossa del 24 agosto del 2016. “La continuità non è prerogativa di questa ricostruzione”, ha constatato lo stesso geologo marchigiano in una recente intervista rilasciata a E’tv Marche.  

L’intervista integrale con il commissario Piero Farabollini andata in onda a “Sibilla, le voci della ricostruzione”, il programma sul post sisma in onda da tre anni tutti i mercoledì sera su E’tv Marche

L’ipotesi di un sottosegretario dedicato.Diversi deputati e senatori della maggioranza auspicano anche la nomina di una figura politica dedicata e quindi un sottosegretario che possa essere punto di riferimento e raccordo tra i vari aspetti del post sisma e la ormai megagalattica produzione normativa che però in questi anni non ha dato esiti reali. Senza tralasciare che alcune azioni, previste già dalla tanto bistrattata legge 189, la prima “Bibbia” del terremoto Centro Italia, scritta sul modello Emilia 2012 e poco adatta al territorio appenninico, non hanno ancora trovato compimento, nei rivoli di una ricostruzione certamente complessa (tra zone a forte rischio idrogeologico e inserita tra due parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini e Laga Gran Sasso), ma ancora ingessata in una burocrazia elefantiaca. Basta citare i 22 passaggi che deve attraversare ogni pratica per tramutarsi in un cantiere.

Commissario e sottosegretario? “Un tema che non mi appassiona, dice Ceriscioli. “Le ipotesi di nuove nomine è un tema poco appassionante, se non cambiano le norme”, dice Luca Ceriscioli, il presidente della regione Marche, la più colpita tra l’area di Umbria, Abruzzo, Lazio. Intanto però il consiglio regionale ha votato una risoluzione, sintesi di due mozioni a firma dei consiglieri Boris Rapa e Moreno Pieroni (Socialisti-UNiti per le Marche) e Peppino Giorgini (M5s), che impegna il presidente Ceriscioli a chiedere al governo una figura che sia di raccordo e di coordinamento, dotata delle necessarie capacità organizzative.

Ricostruzione ferma, ancora emergenza: stanziati i fondi. Sul fronte dell’emergenza, formalmente prorogata per tutto il 2020, il consiglio dei ministri ha deliberato, come già previsto dall’ultimo decreto sul sisma, il 123 dello scorso dicembre, lo stanziamento per il Centro Italia, di circa 345 milioni per proseguire nell’assistenza alle persone che ancora, al quarto anno, non hanno fatto rientro nelle loro abitazioni. Nell’area del cratere sono quasi 50 mila gli sfollati, di cui più di 30 mila nelle Marche. 

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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