Post sisma: ferme anche le macerie

A dispetto di quello che illumina il sole brillante dei primi giorni dell’anno si accende nel silenzio e nella desolazione. E’ una poltiglia di detriti Pescara del Tronto, al quarto anno dal sisma del 2016. “Tritata”, dimenticata. E’ la frazione-paese simbolo della catastrofe e resta lì a testimonianza di quanto accaduto, complici burocrazia, continui stop e incertezze. Da sciogliere il nodo

ARQUATA DEL TRONTO – A dispetto di quello che illumina il sole brillante dei primi giorni dell’anno si accende nel silenzio e nella desolazione. E’ una poltiglia di detriti Pescara del Tronto, al quarto anno dal sisma del 2016. “Tritata”, dimenticata. La frazione-paese simbolo della catastrofe resta lì a testimonianza di quanto accaduto, in una conservata disgrazia, complici burocrazia, continui stop e incertezze. E’ il paese su cui pesa l’incognita della ricostruzione. Dove e come. Per anni geologi, fisici, ingegneri ambientali di Protezione Civile, Ispra e Cnr hanno realizzato verifiche tecniche elaborate poi dai gruppi di lavoro delle Università di Roma 3 e Camerino. Pescara sorgeva su un substrato composto da travertino giovane e materiali di riporto, un mix micidiale che ha amplificato la scossa notturna in cui sono morte 47 delle 51 vittime di Arquata. Restano ancora le macerie. Dopo anni di lavoro a singhiozzo, dopo la revoca dell’appalto a Picenambiente e l’affidamento a Cosmari. Quest’ultimo consorzio ora gestisce la partita di tutto il “cratere” marchigiano per cui è stato stimato un milione di tonnellate di macerie. Attualmente, al quarto anno, devono essere gestite ancora 400 mila tonnellate di mattoni, oggetti, ricordi, dolori. E amianto. Ad Arquata del Tronto lo stop ulteriore è dipeso dalla necessità di adeguare con una tettoia il centro di smistamento lungo la Salaria dove far confluire le tonnellate e tonnellate di materiale dai borghi distrutti.

Ancora incertezze sulle macerie. A sollevare il problema sull’ultima difficoltà nella gestione delle macerie che riguarda tutto il cratere in questi giorni è stata la Regione Umbria che ha chiesto all’Autorità nazionale anticorruzione e comunicato per conoscenza alle varie autorità competenti, tra cui presidenza del Consiglio dei ministri, commissario straordinario, Dipartimento della Protezione civile nazionale, oltre che ai sindaci interessati, l’autorizzazione a sospendere il contratto che affidava, fino al 31 dicembre 2019, il servizio alla società Valle umbra servizi – Vus in quanto “la proroga dello stato di emergenza e le altre modifiche introdotte” dall’ultimo Decreto sisma “non hanno previsto anche la proroga” della gestione delle macerie. “La Regione Umbria – si legge nella comunicazione inviata e di cui ANSA è venuta a conoscenza – non avendo avuto riscontro della proroga di detti termini segnalava, con nota acquisita dalla struttura Commissariale il 17/12/2019, la necessità e l’urgenza di prorogarli a tutto il 31/12/2020 coerentemente con lo stato di emergenza”. La Regione Marche, con l’assessore regionale alla Protezione Civile Angelo Sciapichetti, fa sapere di aver segnalato da tempo la questione  al commissario Piero Farabollini e quindi, tramite lo stesso, il governo. Si attende una risposta, nella speranza che la questione venga risolta entro questa settimana. Ancora in attesa, così come da anni. 

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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