Il fallimento dell’Anconitana di Ciampelli – VIDEO

ANCONA – Un terzo di campionato se n’è andato e tanto è bastato per certificare il fallimento dell’Anconitana targata Davide Ciampelli.

Il tecnico umbro è stato ufficialmente sollevato dal suo incarico all’ora di pranzo. Fatale gli è stata la sconfitta di domenica pomeriggio contro il Valdichienti per 2-1.

L’Anconitana è scivolata al settimo posto della classifica dell’Eccellenza, a meno sei dalla capolista Atletico Gallo. Ha conquistato una vittoria nelle ultime otto giornate, producendo una serie di prestazioni non all’altezza di una squadra che avrebbe dovuto, sarebbe meglio dire voluto, recitare da protagonista.

Paga Ciampelli dunque, perché nel calcio quando non arrivano i risultati è sempre l’allenatore il primo a saltare. E anche questo caso non ha fatto eccezione, tra l’altro dopo la contestazione dei tifosi scattata contro il Montefano, proseguita in settimana sulle piazza virtuali dei social e deflagrata nel pomeriggio di Corridonia.

Paga Ciampelli, ma non è detto sia lui l’unico responsabile del fallimento del progetto tecnico costruito la scorsa estate. Di fronte a una situazione così critica le responsabilità sono da dividersi tra tutte le anime in causa.

Ciampelli ha la responsabilità di aver garantito che con la rosa a sua disposizione avrebbe raggiunto l’obiettivo, la vittoria del campionato, salvo però non riuscirci nei fatti.

I calciatori dorici hanno dimostrato di non essere all’altezza del compito. Alcuni, soprattutto gli argentini Bruna e Giambuzzi hanno deluso; altri sono decisamente al di sotto delle aspettative (Ambrosini).

Non è solo una questione di qualità che manca, ma anche di personalità e carattere che una maglia così blasonata e amata come quella biancorossa richiede.

Un terzo di Eccellenza s è giocato e il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Non per altro perché la società ha deciso di cambiare l’allenatore che aveva scelto “per aprire un ciclo” e perché considerato “il migliore” tra quelli finora avuti.

Inevitabile che una percentuale di responsabilità allora faccia capo alla proprietà Marconi: ha scelto Ciampelli, sbagliando valutazione, ha acquisito giocatori, sbagliando anche in questo caso valutazione, si è privato in estate di alcuni profili (Mastronunzio e Lori su tutti), sottovalutando il peso specifico di queste perdite nell’economia biancorossa.

Con venti partite alla fine, un nuovo allenatore da incaricare e soprattutto un mercato di dicembre alle porte, il club dorico ha però l’occasione per rimettere i pezzi al loro posto, rafforzare la squadra anche attraverso una massiccia rivoluzione invernale, ed evitare che ad aprile il fallimento sia completo. La famiglia Marconi non lo vuole. Ancona e i suoi tifosi non lo meritano.

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