Dopo la notte bianca, Rubini: “Il porto antico diventi il perno dell’intrattenimento, non delle grandi navi”

Dopo la Notte Bianca di Ancona si ribadisce la contrarietà di Altra Idea di Città alla realizzazione della nuova banchina al molo clementino, con la possibilità di integrare e sistematizzare il porto antico come perno dell’intrattenimento cittadino.

ANCONA – “Che la notte bianca sia stato un successo è sotto gli occhi di tutti”, scrive in prima battuta il consigliere comunale anconetano Francesco Rubini di “Altra Idea di Città” che prosegue “Un risultato positivo per la città intera oltreché motivo di soddisfazione per chi da anni si prodiga per rilanciare la vita serale e notturna di questa città. Ma la notte bianca palesa un ulteriore dato oggettivo: il porto antico è il miglior spazio cittadino per l’organizzazione di eventi , festival, esibizioni e feste. Lo è per i suoi ampi spazi, per la sua centralità, per la sua bellezza, per la sua diretta connessione con il centro città e la Mole. Non si capisce dunque perché, a fronte di questa importante opportunità di sviluppo, Comune e Autorità Portuale persistano nel voler dedicare quell’area all’accoglienza delle grandi navi da crociera sottraendo occasioni e spazi ad eventi di qualsiasi tipo. L’occasione, dunque, mi è favorevole per ribadire la contrarietà di Altra Idea di Città alla realizzazione della nuova banchina al molo clementino, non solo per le note ragioni ambientali e paesaggistiche, ma anche per l’oggettiva incompatibilità di quel tipo di sviluppo croceristico con la possibilità di integrare e sistematizzare il porto antico come perno dell’intrattenimento cittadino. Ci auguriamo che su questo fronte si possa riaprire una riflessione comune”.

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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