Di Mastronunzio e Lori: ritratti biancorossi – VIDEO

ANCONA – “Direttore, ma dove mi hai portato”? Camerino, estate 2007. Lo sguardo irrequieto, il fare sicuro. I primi interrogativi di Salvatore Mastronunzio al direttore sportivo Sandro Marcaccio. L’uomo che lo volle così tanto da convincere Sergio Schiavoni a fare un vero e proprio investimento economico per acquistarne il cartellino dal Frosinone. Sudava in mezzo a una manciata di ragazzini, in attesa che prendesse forma la squadra che riconquistò la serie B con Francesco Monaco in panchina.

L’etichetta del pararigori lo ha accompagnato nel suo sbarco nella nuova realtà. Gianclaudio Lori si presenta al Carotti tenendo fede alla nomea e cancellando la Jesina nella lotteria dei tiri dagli undici metri nel primo turno della Coppa Italia di serie D. Viso imberbe, la gioventù dalla sua parte, la fame di voler arrivare. Fu promozione a fine stagione: il ritorno in Lega Pro dei biancorossi.

Sono gli inizi di due giocatori che si sono ritagliati uno spazio del tutto speciale nel pantheon del calcio dorico. I primi passi in quello che diventerà il loro mondo perché ogni storia che si rispetti deve cominciare in qualche modo.

Perché? Il calcio è fatto di idoli per cui restare affascinati e rapiti nonostante la retorica della maglia sopra ogni cosa. Modelli per i più giovani, tra selfie e autografi, in cui riscoprirsi e riscoprire un’identità. La generazione post epopea Gadda aveva bisogno di qualcuno per cui emozionarsi di nuovo; di domeniche allo stadio ad ammirare i propri beniamini a rappresentarla in campo.

Applauditi, esaltati, celebrati, amati. Mastronunzio e Lori sono gli ultimi simboli di una passione. Un legame indissolubile e reciproco, nato e cresciuto attraverso percorsi diversi, ma con alcuni punti in comune.

Il primo, appunto, è Sandro Marcaccio. Perché oltre a essere stato il fautore dell’acquisto della Vipera, è stato anche colui che ha scelto Lori, nonostante i 19 anni dell’epoca, come portiere titolare a cui affidare i pali della porta dell’Ancona di Giovanni Cornacchini che si mangiò la D per sedersi al tavolo dei professionisti.

Il secondo è l’Ascoli. È il novembre del 2009 quando al Del Duca il trionfo è tutto dell’Ancona di Salvioni. La firma? Manco a dirlo di Mastro (e Colacone) con una doppietta che manda in estasi i tifosi dorici che da anni non godevano di una vittoria nel derby contro i cugini. Contro i quali Lori vivrà invece nel 2014 una sorta di sliding doors con cui rilanciare la propria prima esperienza in serie C. Finito in panchina a ‘maturare’ all’ombra dell’esperto Aprea, quest’ultimo si fa espellere per proteste all’intervallo del derby del Del Conero. È il momento del numero uno di Castelraimondo: sicuro, ricaricato e in fiducia non tradisce. E l’Ancona vince 2-1.

A celebrare il protagonismo di Mastro e Lori nel calcio anconetano ci sono i numeri. La Vipera è il bomber più prolifico di tutti i tempi dopo aver superato il precedente primatista Gustavo Fiorini ed essersi fermato in cinque stagioni a quota 109 gol.

Il portiere è arrivato a mettere insieme 159 partite, di cui una sessantina tra i professionisti, diventando nel suo ruolo il più presente di tutti, ma soprattutto prendendosi un record tutto suo col gol realizzato a Montecchio contro il Santa Veneranda nella scorsa stagione: Lori è l’unico numero uno ad aver realizzato una rete.

Non sono solo le cifre però ad averli fatti diventare delle bandiere. È come se con la maglia biancorossa addosso si fossero trasformati in supereroi. Mastro qui ha reso come mai da altre parti in carriera. Oltre a essere stupendo finalizzatore, si è fatto apprezzare per la leadership nello spogliatoio, tanto da indossare la fascia di capitano. Lori ad Ancona è arrivato ragazzino ed è diventato uomo, mettendo radici anche col cuore.

Di Mastro ho negli occhi due gol pesantissimi. L’uno a tre al Curi nella semifinale di andata dei playoff per la B contro il Perugia: gol sporco, di rapina, ma fondamentale per la rimonta. L’uno a uno al Del Conero al Sassuolo l’anno successivo in B: due difensori bruciati a sinistro a incrociare sotto la nord per tenere in vita la speranza salvezza, conquistata al playout di Rimini. Di Lori la statura caratteriale nel presentarsi in sala stampa dopo ogni errore individuale commesso in partita e assumersi tutta la responsabilità, senza cercare scuse, senza nascondersi. Comportamenti tipici dei grandi calciatori.

Hanno vinto con l’Ancona e l’Anconitana, ma hanno anche attraversato momenti non facili: ogni amore degno di tal nome dev’essere burrascoso. Mastro ha superato l’ombrosa vicenda del calcioscommesse con una squalifica di tre anni. Lori l’allontanamento dall’Ancona all’inizio di quella che sarebbe stata la quarta stagione consecutiva in biancorosso.

Sono tornati per amor di maglia e di patria. Rivoluti dal presidente Stefano Marconi. Mastro doveva riconquistare la sua gente (e lo ha fatto), Lori la voleva ritrovare (e ci è riuscito). In testa un’idea fissa entrambi: chiudere la carriera ad Ancona dopo aver contribuito a riportarla dove merita.

Il compito lo hanno espletato finché hanno potuto. La società ha rivendicato legittimamente il diritto e l’onere di fare delle scelte, anche se dolorose come in questo caso. Mastro e Lori, oltre il modo in cui si è consumato l’addio, hanno scritto pagine indelebili di una lunga e bellissima storia, ovviamente tutta biancorossa. Per questo rimarranno per sempre bandiere a rappresentare una passione. Nella speranza che presto ce ne siano di nuove da tifare, applaudire, amare.

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