Verso le proteste dei terremotati: viaggio ad Arquata del Tronto dopo il 2016 – VIDEO

ARQUATA DEL TRONTO – Verso la proteste dei terremotati: viaggio ad Arquata de Tronto dopo il 2016.

Quella scala che spunta dal nulla è quella della mansarda della casa di Bruno Filotei che nel sisma del 2016 a Pescara del Tronto, ha perso sei familiari, tra cui sua madre e suo fratello. Qui, per raggiungere il luogo dove anche il terreno si è abbandonato alle scosse, franando giù, è stato necessario nei mesi scorsi mettere in sicurezza il piccolo ponte per consentire il transito dei mezzi per la rimozione delle macerie. Che si è fermata a settembre scorso. Grandi incognite aleggiano su Pescara, il luogo più doloroso, per cui si va ragionando in questa fase su dove e come delocalizzare l’intera frazione. Ma nel frattempo la vita scorre, i ricordi, le poche cose rimaste lì sotto, vengono perdute. Bruno, racconta, vorrebbe solo la possibilità di prendersi alcuni oggetti affettivi, tra cui i giochi dei suoi figli, per chiudere per sempre un capitolo di grande sofferenza e guardare avanti.

L’accenno di un pavimento e il frigorifero abbandonato è invece quello che resta della macelleria di Antonio Filotei  che faceva una vita da casa e bottega prima che le scosse di quasi tre anni gli portassero via entrambe. Da poco più di anno il negozio, con altri tra cui bar, ristoranti e alimentari hanno delocalizzato nella Cittadella delle attività nell’area sae, dove sono le casette del post sisma di Pescara, lungo la Salaria, raggiungibile dopo una gimcana di semafori per i lavori in corso. La struttura commerciale però non è poco visibile, lamenta Antonio, e gli affari segnano numeri troppo piccoli per mantenere famiglie e attività. I residenti sono dimezzati, non ci sono quelli delle seconde case e uno dei problemi è quello relativo alle insegne, per dire ai viandanti “noi siamo qui”. 

Romolo Trenta è uno di quelli che andrà a protestare il 18 maggio a Roma. E’ un architetto e si muove nel borgo di Pretare dove c’era anche la sua casa, la seconda, quella del cuore, ad Arquata del Tronto, smembrato nell’identità se non fosse per la chiesa del Crocefisso del 1400, tenuta su dalle messe in sicurezza e l’effige sull’architrave di una casa che risale al 1564. Testimonianze di una storia antica lasciata così a quasi tre anni da quegli interminabili 142 secondi che hanno rovesciato armadi sui letti, bloccato le porte, raso al suolo i borghi aggrappati alla montagna dell’Appennino centrale. Ucciso 51 persone nelle altre frazioni arquatane. Dalla notte del 24 agosto qui si muovono come fantasmi i pupi della rappresentazione della leggenda delle fate, legata alla Sibilla, quell’ombra di mito che dà il nome alla stessa catena montuosa. Pretare, il paese delle fate, è perimetrato. Come altre 6 frazioni arquatane. Aspetta il progetto su come sarà.

Sono in programma due manifestazioni: quella del primo giugno, già partita con le lenzuola silenziose che lasciano messaggi alle porte delle zone rosse, dai balconi delle case da ricostruire, dai negozi delocalizzati. Un’onda da Norcia  che sta “contagiando” tutto il cratere. In moto la macchina organizzativa per quella imminente di sabato 18 maggio del Coordinamento Terremoto Centro Italia, con diversi pullman pronti a partire all’alba dalle quattro regioni del terremoto direzione Montecitorio.

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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