La montagna del post sisma, l’appello di Giulio: “Il nostro territorio non può essere dimenticato” – VIDEO

CASTELSANTANGELO SUL NERA – Riceviamo e pubblichiamo l’appello di Giulio Lattanzi, residente in una Sae di Castelsantangelo sul Nera, comune marchigiano tra i più colpiti dal post sisma del 2016. Da quando è rientrato in paese conduce una battaglia per i ritorno dei giornali.Le copie cartacee nel post sisma non vengono più distribuite a Castelsantangelo sul Nera, Visso, Ussita e Arquata del Tronto. Nel servizio l’intervista a Giulio di un anno fa.

L’appello di Giulio. “Tra qualche mese dal 2016 al 2019 saranno passati – forse la politica, i commissari al terremoto non se ne sono accorti – circa tre anni da quando il terremoto – violento per noi, ma non per il Giappone e gli Usa -, i terremoti, hanno distrutto, ferito a morte, le nostre terre, territori fragili – non curati e non controllati – sono crollati come fossero di cartapesta e non si sono salvate nessuna Chiesa, né molte case, né gli “averi” pubblici: tutto questo nonostante i tanti soldi spesi nei precedenti sisma. Sono state consegnate le casette (Sae) “provvisorie!?: non sappiamo il tempo che ci resteremmo e si concluso l’iter dell’esproprio dei terreni su cui sono state costruite le Sae”, e purtroppo quasi tutte sono state assegnate a persone anziane (non sono il futuro di queste valli), mentre i giovani (molto pochi) si contano – ad essere ottimista – tra le dita di due mani: dobbiamo ricordarci che alcune famiglie o singoli hanno abbandonato definitivamente il nostro territorio.
La situazione è questa e se non ha gli stimoli per cambiare in fretta può solo peggiorare: forse
qualcosa apparentemente cambierà con l’arrivo della primavera, poi i problemi concreti torneranno a bussare alla porta. Non è importante chi si candiderà alle prossime elezioni amministrative o chi darà le dimissioni – lo scaricabarile tra Stato – Comuni – Regioni, è un gioco che è sempre esistito e sempre esisterà e poi tutti assieme daranno la colpa burocrazia piccola o grande: la politica che dovrebbe scegliere, mentre ritiene che è più utile prendere la scorciatoia delle “promesse” quasi sempre bugiarde – perché il ricambio è sempre più difficile in un comprensorio spopolato, e con una classe politica – non mi permetterei mai di dire “matura” – culturalmente più adatta all’emergenza. Spero, comunque, che non sia lasciato solo un comprensorio spopolato, in una regione piccola che parla di riequilibrio per le zone deboli economicamente della montagna, e spende inutilmente sulle piste ciclabili con fondi raccolti per il sisma (non tutti i Comuni sono stati colpiti nello stesso modo: tutti uguali vuol dire privilegiare le zone già sviluppate) e che utilizza male (alcune volte non sa spendere) le sostanziose cifre messe a disposizione dell’Europa,…, e che tutti – nessuno escluso – non sanno o non vogliono pensare alle crescita delle zone interne.
La ricostruzione (è stato chiesto al Governo, tramite il Commissario Farabollini, di accellerarla),
leggera (forse in modo limitato) o pesante non parte, molte strade sono ancora intasate da detriti e macerie, le cosiddette zone rosse sono tuttora presenti, i paesi medioevali sono distrutti, le
testimonianze di vita religiosa e laica (è utile perlomeno un ricordo telematico, un museo itinerante, della storia, dell’arte, della cultura delle nostre terre terremotate,…) non esistono più e forse non le rivedremmo,….: nulla sarà come prima come era stato facilmente promesso, nuovi investimenti per per migliorare la situazione derivata dal sisma non esistono, le autorità pubbliche ad ogni livello dovranno dire la verità ai residenti su quanto sarà ricostruito sul piano collettivo non sollecitando solo gli appetiti individuali che sono importanti in un quadro di sviluppo complessivo. Sono passati quasi tre anni dal terremoto (sono trascorsi dieci anni dal sisma a L’Aquila dove si è ricostruito molto poco e le Casette provvisorie hanno seri problemi) e tra tante cose sono irrisolti – qualche cosa comincia a muoversi per iniziativa dei privati – i problemi relativi alle seconde case – il territorio viveva economicamente sul turismo: il potere pubblico non pensa di dotarsi di aree di soggiorno prima che le persone si dimentichino delle nostre valli? – la strada per Castelluccio è chiusa – a ricaduta, per la grande presenza di persone, dava lavoro ai nostri territori –, gli impianti e le strade per le stazioni scioviarie – non solo attraevano gente, famiglie, ma davano occupazione – pure. Se la ricostruzione, anche se in ritardo, non porterà con se investimenti produttivi (investimenti mirati nelle zone più colpite dal sisma), nuove fabbriche ed occupazione contro lo spopolamento avremmo “distrutto” e dimenticato ancora una volta la montagna: abbiamo bisogno di un grande slancio imprenditoriale pubblico e privato ed un progetto che parta da veri e duraturi incentivi fiscali per la crescita di un territorio che non può essere dimenticato”.

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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