Un bebè al giorno non basta: rischia il punto nascite dell’ospedale “montano” di Fabriano – VIDEO

FABRIANO – Un bebè al giorno non basta: rischia il punto nascite dell’ospedale “montano” di Fabriano. 

Mamma Valentina si gode la sua piccina, nata da un giorno all’ospedale di Fabriano. Qui il reparto di ostetricia è a rischio chiusura: a darne l’annuncio era stato il Governatore delle Marche Luca Ceriscioli rispetto alla comunicazione ricevuta dal Comitato percorso nascita, organismo intermediario di coordinamento tra istituzioni centrali e periferiche per garantire la qualità e la sicurezza in corsia. Già da 4 anni si paventa la chiusura del punto nascite a Fabriano che non arriva a 500 parti all’anno, il limite per i nosocomi in condizioni orografiche difficili, come il territorio montano. Per gli altri ospedali la soglia è di mille parti all’anno.

La battaglia per Fabriano per una deroga all’allora ministro Lorenzin era iniziata due anni fa, quando vennero chiusi i punti nascita di San Severino Marche e Osimo. Il luglio scorso la stessa deroga non sarebbe stata concessa dall’attuale ministero e poi la doccia gelata, ieri, con la comunicazione del Comitato. Decisione che non sarebbe vincolante, però, fa sapere il sindaco Cinque Stelle di Fabriano Gabriele Santarelli.

Tutti contro tutti, la politica scende in sala parto. “Il Ministero della Salute ha chiesto alla Regione Marche di “trasmettere l’atto formale di chiusura del punto nascita di Fabriano”. Chiudere questo reparto è un impoverimento per le comunità della nostra montagna. Dal governo ci aspettavamo un moto di sensibilità e attenzione per quella parte del territorio ma così non è stato”. Così il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli sul punto nascita di Fabriano. “L’amministrazione regionale – prosegue Ceriscioli – è sempre stata in prima linea chiedendo già due anni fa, al Ministero della Salute, la deroga per questo reparto, a luglio abbiamo ricevuto il primo diniego da parte del ministero della Salute. Noi, nonostante le difficoltà a reperire pediatri, abbiamo garantito medici, ostetriche e tecnologie, per dare a mamme e bambini la massima sicurezza. L’unico problema restava quello del numero: 300 parti all’anno sono inferiori ai 500 previsti per legge. Solo per questo aspetto abbiamo chiesto la deroga. Dopo due anni è arrivata la risposta dal Ministero, che anziché darci la deroga ci chiede di inviare un atto formale di chiusura. Il punto nascita Ospedale Profili di Fabriano è una realtà strategica per il territorio già duramente colpito dal terremoto. Costituisce un importante presidio per l’entroterra marchigiano, garantisce un servizio di presa in carico per la donna in gravidanza in prossimità dei centri abitati più isolati di un territorio in area sisma. Ci siamo impegnati anche per la ricerca del personale in particolare i pediatri. Per l’Area Vasta 2, negli ultimi tre anni, sono stati espletati due concorsi a tempo indeterminato rispettivamente con 15 e 9 pediatri collocati in graduatoria. Anche gli ospedali di Senigallia, Jesi ed il Salesi in questo periodo hanno inviato i propri pediatri a supporto dell’ attività. I reparti di ostetricia – ginecologia e pediatria continueranno ad essere funzionanti. La Regione – conclude il presidente -, per garantire massima sicurezza a tutte le donne del fabrianese, attiverà immediatamente il ‘percorso della gestione della gravidanza’ già codificato in Asur. Gradualmente i parti da Fabriano andranno verso altre strutture su scelta della donna. Ginecologi e ostetriche che hanno seguito la donna la accompagneranno nell’ospedale prescelto. Su Fabriano rimarrà l’attività di gestione pre-parto e post-parto, quella ginecologica e l’assistenza pediatrica specialistica”.

“Il Governatore Ceriscioli, com’è sua abitudine, sta diffondendo notizie false e pretestuose riguardo una imminente chiusura del Punto Nascita di Fabriano” afferma il senatore pentastellato Sergio Romagnoli. “Se il punto Nascite è stato sull’orlo della chiusura è proprio a causa di Ceriscioli e del precedente Governo di Centrosinistra, con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. É infatti quel Ministro e quel Governo che non ha concesso la deroga alla chiusura del Punto Nascita. Il Ministro Giulia Grillo, appena insediata, si è subito occupata della vicenda, insieme a noi, rappresentanti al Comune e in Parlamento. Dobbiamo quindi ricordare al Ceriscioli, che forse difetta di una buona memoria, la recente visita all’Ospedale di Fabriano del Presidente della Commissione Sanità Pierpaolo Sileri e del Componente della stessa Commissione Rino Marinello, entrambi del Movimento 5 Stelle, accompagnati dal Senatore Sergio Romagnoli (M5S), dalla deputata Patrizia Terzoni, dal Sindaco Santarelli e dall’Assessore Simona Lupini, e le recenti dichiarazioni del Ministro Grillo, che soltanto 2 giorni fa ha confermato la sua intenzione di rivedere la situazione complessiva dei Punti Nascita in tutta Italia, proprio per modificare la linea intrapresa dai precedenti Governi, orientati verso il programma di chiusura dei Punti Nascita che non rispettavano certi parametri, parametri, peraltro ormai non più attuali e in linea con le mutate esigenze demografiche, così come ben affermato dal ministro Grillo. In conclusione invitiamo Ceriscioli a evitare di creare allarmismi con dichiarazioni false, soltanto con lo scopo di scaricare le sue responsabilità su altri. Se il Punto Nascita di Fabriano non chiuderà lo dovremo soltanto all’impegno del Ministro Grillo e dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle sul territorio ai vari livelli, non certo al Governatore Ceriscioli che, in questi anni, al contrario si è distinto per la sua continua politica di smantellamento del Servizio Sanitario pubblico a vantaggio delle cliniche e strutture private”, conclude Romagnoli.

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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