Rigopiano, “Vogliamo giustizia, non è stata la neve a uccidere mio figlio” – VIDEO

PIORACO – Un mese fa è nata Emma, a Pioraco. La piccina crescerà solo con il ricordo dello zio Emanuele, morto con altre 28 persone, nell’hotel Rigopiano di Farindola, travolto dalla valanga il 18 gennaio del 2017. Sono passati due anni da quell’inferno: da Pioraco, appresa la notizia, la famiglia di Emanuele, che nell’hotel lavorava alla reception da quattro anni, partì quel giorno con le pale e gli stivale in auto per andare a liberare le persone, ignari di quanto fosse realmente accaduto. “Non è stata la neve ad uccidere Emanuele”, ripete la madre Paola Ferretti. L’inchiesta e il fondo per i familiari delle vittime. Sos inascoltati, rischi sottovalutati: un primo filone d’inchiesta si chiude con 24 indagati più la società Gran Sasso Resort.Il secondo riguarda il “depistaggio” sulle telefonate di richiesta d’aiuto dall’hotel alla prefettura di Pescara, scomparse dai brogliacci. Le famiglie delle vittime, tra cui quella di Emanuele, promettono battaglia. Dal governo, per bocca del ministro Matteo Salvini che i familiari hanno incontrato a Pescara lo scorso 4 gennaio, emerge l’apertura a un fondo di dieci milioni a favore dei parenti. “Non un risarcimento, ma un’elargizione, puntualizzano i Bonifazi, per sostenere le spese di un processo che si preannuncia lungo e molto costoso. “Ad uccidere Emanuele è stato lo Stato”, dice la famiglia in cerca di verità e giustizia “per una tragedia che si doveva e si poteva evitare”.

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

Leave a Response