Aids, l’untore resta in silenzio: rischia l’omicidio volontario

Omicidio volontario, è l’accusa più pesante che potrebbe cadere sul capo di Claudio Pinti, l’untore, malato di Aids dal 2008, che ha dichiarato rapporti con 228 persone ai poliziotti che lo hanno arrestato.

L’aggravarsi del quadro accusatorio, accanto alle lesioni dolose gravissime, è tutto nella morte dell’ex compagna un anno fa, nel giugno del 2017.
Ufficialmente per un male incurabile: sullo sfondo un ricovero a seguito della scoperta del contagio da Hiv.

L’uomo tace davanti ai magistrati

L’uomo, assistito dal proprio legale, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai giudici che lo hanno incontrato per l’interrogatorio di garanzia.

La difesa: condizioni di salute precarie per il carcere

La difesa dell’uomo punta sul fatto che Pinti non possa stare in carcere, viste le sue condizioni di salute causa malattia, Aids appunto, che lo stesso ha sempre negato: “Non esiste”, aveva ripetuto più volte all’ultima compagna che, denunciandolo, ha fatto scoppiare il caso.

In attesa delle decisioni dei magistrati è già pronto un ricorso al Riesame, in attesa che vengano fatti gli esami clinici

Una bimba di 7 anni aspetta di conoscere il suo futuro

Di mezzo una bimba di 7 anni, figlia dell’arrestato e dell’ex compagna scomparsa, temporaneamente affidata ai nonni materni, aspettando la decisione del Tribunale di minori.

Leave a Response