Terremoto: 50 nuovi sfollati, controlli sulla sae. Arriva Gentiloni – VIDEO

MACERATA – I tecnici lo chiamano aftershock. E’ lo “stiramento” della terra che insiste da quasi due anni dopo lo “strappo” più grande, quello del 30 ottobre 2016 e quello più drammatico del 24 agosto 2016.

L’aftershock è un fenomeno sismico che pesa sulle spalle delle persone da tanti mesi. Passata la polvere dei crolli, le corse in ciabatte per salvare la pelle, le tende e le coperte termiche, ogni sussulto della terra ora ricorda quello che è stato e che non è più. Basta affacciarsi alla transenne delle zone rosse e non riconoscere più gli scorci. I vuoti lasciati dalle demolizioni fanno male come denti caduti.

Gli occhi sono sempre più stanchi, i battiti accelerati, le notti senza sonno. Secondo l’Ingv nell’Italia centrale ci sono state più di 85mila scosse dal 24 agosto ad oggi, 9 di magnitudo superiore a 5, 64 terremoti di magnitudo compresa tra 4 e 5. Una da 3.4 alle 15,24 con epicentro a Muccia, oggi.

24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016, 18 gennaio 2017, 10 aprile 2018. Il mostro che si nascoste tra le montagne e colpisce alle spalle, spesso nel cuore della notte è uno stillicidio di paura, nuovi crolli e ancora sfollati. Ce ne sono altri 51 dopo l’ultima scossa da 4.6 di martedì notte.

Il panificio Fronzi è subito ripartito. La luce che va e viene, il cartongesso che cede, oggetti e polvere volano: succedeva in tre minuti all’interno del panificio Fronzi, a Pievetorina, riaperto con grande tenacia del titolare Daniele Pascoli, dopo aver perso il punto vendita nel paese a fine ottobre 2016. La volontà di restare e lavorare nonostante la paura e le difficoltà: fatti i lavori sono già ripartiti a sfornare pane, pizze e dolci. Non avevano mai smesso, nel laboratorio.

Gli sfollati e l’emergenza infinita. Ci sono 2 sfollati a Caldarola, 27 a Muccia, 14 a Pieve Torina, 6 a Valfornace, 2 a Pioraco che vanno a sommarsi agli attuali 32,433 assistiti dalla Protezione Civile delle Marche da un anno e mezzo.

Nuove verifiche, in qualche caso con il verdetto dell’inagibilità che fa cadere le braccia arrivano in queste ore: l’ancora Presidente del Consiglio Gentiloni venerdì 13 aprile sarà a Muccia per fare il punto con i sindaci. Richiesto un colloquio dal sindaco Gianluca Pasqui a Camerino, città universitaria e tra le più grandi del cratere maceratese e dove mancano all’appello ancora 300 soluzioni abitative di emergenza.

La terra continua a muoversi lungo la faglia che va dall’Aquila a Serravalle, in un’emergenza che pare infinita. Ancora ci sono circa 28 mila persone che percepiscono il contributo di autonoma sistemazione. Nelle Marche, sono stati spesi finora quasi 160 milioni di euro.

La ricostruzione che arranca. C’è una ricostruzione che stenta a ripartire dopo più di 100 mila sopralluoghi che peraltro ripartono dopo l’ultima scossa. Nelle Marche tra le province di Ascoli, Fermo e soprattutto Macerata c’è una previsione di circa 15 mila progetti di case classificate “B”, con danni lievi, per cui sarebbero stati presentati poco più di 1871. Validati: pochissimi. Uno dei nodi sarebbe superare le difformità o piccoli abusi. Ad esempio una finestra creata nel muro negli anni ma che non risulta a livello catastale basterebbe a frenare la corsa del progetto di ricostruzione verso la validazione, con una continua spoletta tra uffici e tecnici. Situazioni che interesserebbero più della metà delle abitazioni da ricostruire. 

Le sae: super antisismiche, ma con il tallone d’Achille. La scossa di martedì ha messo in luce anche la necessità di rivedere la fornitura all’interno delle sae: 1300 su 1927 ordinate quelle consegnate nelle Marche. In sei casette tra Pieve Torina e la frazione Costafiore di Muccia sono caduti mobilio e suppellettili, in strutture che, proprio per il motivo per cui sono state adottate e progettate, non dovrebbero reagire in questo modo. “Un errore imperdonabile e chi sbaglia deve pagare, dice l’assessore regionale alla protezione civile Angelo Sciapichetti. Già chiesta una relazione tecnica che individuare responsabilità ed eventuale risarcimento del danno. “La Regione chiede dunque maggiore attenzione alle ditte e un  potenziamento della manodopera nei cantieri”.Il capo della Protezione civile regionale delle Marche David Piccinini ravvisa la necessità di rivedere “il fissaggio delle staffe dei pensili”, adatto ad una situazione di normalità, ma non alle sollecitazioni e al movimento legato ad una scossa sismica di quella portata. “Da un punto di vista pratico far saltare la staffa di fissaggio è un’operazione che richiede una forza spaventosa, forza che in effetti nelle aree epicentrali il sisma conferisce a quel tipo di masse” dice sottolineando la necessità di rivedere le circa 3.000 Sae ordinate su Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio

Sae, l’inchiesta della procura.  La procura di Macerata ha disposto dei controlli sui pensili caduti nelle sae. Verifiche anche sul cedimento di un muretto di contenimento un un’area delle casette a Pieve Torina. Ad effettuarli è la Guardia di finanza: i controlli rientrano nel fascicolo già aperto dalla magistratura sul reclutamento e sulla modalità di lavoro per la realizzazione delle casette. Che di base dovrebbero costare poco più di 1000 euro a metro a quadro, ma che, con le urbanizzazioni lunghe e difficili nelle aree di montagna hanno raggiunto costi ben più alti: fino a 5000 euro al metro quadrato, quanto un appartamento nei quartieri alti di Roma. 

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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