Spilla, il coro dei duemila per il folk senza tempo dei “The Lumineers” (Le immagini)

ANCONA – C’è un momento esatto, uno solo, ed è quello in cui, dismessi microfoni e strumenti elettronici, restano le voci e gli strumenti acustici: le chitarre, una cassa, un tamburello. A dare tempi e corpo alla musica la voce di duemila persone che intonano “Ho Hey” esplodendo in “Looove we need it now”, per poi riprendere: “I belong with you, you belong with me, you’re my sweetheart”.

E’ il concerto del “tutto è possibile” quello degli statunitensi “The Lumineers” che, in una corte della Mole da tutto esaurito, hanno chiuso l’edizione numero 11 del Festival Spilla, organizzato dalla Comcerto.

Superate le rigide misure di sicurezza post fatti di Torino, il concerto è scivolato in un’ora densa di liriche da grandi spazi americani e folk moderno, dove ogni musicista diventa di volta in volta primo attore, cambiando strumento, così che alla fine l’inno collettivo acustico risulti amplificato dall’elettronica.

E’ come aver premuto pausa sugli ultimi 70 anni di cantautorato americano, da Bob Dylan a Bruce Springsteen per capire che – mode a parte – una chitarra, una cassa e una viola possono molto, forse tutto. Nel 1950 e nel 2017.

In scaletta i brani dei due album del trio americano, Wesley, Jeremiah e Neyla con O-o-phelia a scandire i ritmi e Stubborn Love a chiudere: “When we were young, oh oh, we did enough”.

C’è spazio anche per guerra e pace con “Charlie Boy”, ispirata a uno zio del cantante Wesley, e per il padre dello stesso, scomparso: “Long way from home”.

E’ il potere del folk di raccontare le storie piccole che diventano universali: le micro narrazioni che diventano fili di un tessuto chiamato umanità-mondo, di cui la musica è il piccolo aeroplano di carta leggero che vola nello stupore degli sguardi alzati al cielo. Gli stessi che nella meraviglia della Mole hanno catapultato questi newyorchesi entusiasti e sanguigni.

Un’edizione di crescita per Spilla, quella chiusa, con due headliner, il primo Rag’N Bone man, ad aprire, e i “The Lumineers” a chiudere.

Ed è come vedere in questo tuffo nel passato non passato la scritta finale della serie “Looney Tunes”: “That’s all folks”. E’ tutto gente.

Foto per gentile concessione di Francesco Marini.

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