Il sisma delle Marche, oltre le zone rosse

ANCONA – Nei palazzetti, nelle palestre, nelle vecchie balere degli anni ’50, abitate dalle brande da trincea e da scarpe di ogni dimensione, arrivate chissà da chi,  nei residence e nei villaggi delle vacanze al mare, si muove qualcosa oltre ogni zona rossa. Dove un tremore continuo della terra sputa via fondamenta, disegna serpenti sulle mura delle case, decapita campanili e vince gli orpelli medievali, lasciando solo ai gatti il privilegio della residenza nei borghi di montagna.

Fuori dalla linea dei nastri bianchi e rossi, la sera si ripete un rito intimo e collettivo: una preghiera per non tremare ancora e la vita che inizia a mettere l’uno dietro l’altro passi diversi. A Monsampietro Morico, nel Fermano, borgo di 700 anime, un campanile con le campane sbilenche e le case segnate dalle “serpi” verticali, Rosa di 106 anni, due guerre e tre terremoti sulle spalle,  gioca a pallone con i bambini del paese in pigiama. Al “Tamarindo”, esotico nome della sala da ballo del paese. La sindaca, Romina Gualtieri, avvocato di 42 anni, con la divisa della protezione civile, passa a dare la buonanotte. I piccoli le chiedono di restare.

Fuori dalle zone rosse sono nei palazzetti i piccoli eroi del 24 agosto, del 26 ottobre, del 30 ottobre. Non nelle scuole, malate di sisma. Li trovi con i dinosauri in fila su un letto improvvisato, a dormire tra le coperte marroni dell’emergenza, a tirare a canestro nella nuova casa con le linee da gioco disegnate sul pavimento da riconoscere tra una branda e l’altra. A fare l’hula hop con le code spettinate. “Tremano di notte, dal 24 agosto”, dice una mamma di quattro bambine a Fabriano. “Non so spiegarti come fanno, ma le sento”. Di giorno le trovi in branco con gli altri figli del terremoto, a giocare. I piccoli del terremoto li trovi neonati al seno delle madri, accanto alle carrozzine degli anziani allettati, tirati fuori dalle case in subbuglio. Con le badanti che vestono i pile color pastello della notte interrotta.

Negli occhi chiari delle polacche s’indovina ancora il segno del terrore. “Povera donna non l’aveva mai sentito il terremoto. Non c’è al paese suo”, dice un’anziana del paese, a Pievebovigliana, nel rifugio “container”, superstite del Marche-Umbria del ’97. Era diventato una chiesa. E’ tornato ad essere la casa di tutti, prima della trasferta del paese del liquore mistrà nei villaggi della costa.

Dentro e fuori le zone rosse ci sono i sindaci. Occhi arrossati, la polvere sui pantaloni. Uomini, donne. Guide di un pugno di case o di città nelle città, dei turisti della montagna in cerca di neve e delizie per la gola, Ussita e Visso. Degli universitari partiti con i trolley da fuorisede dopo una notte di black out, crolli e pioggia.  Camerino.

Sono stanchi i sindaci con sedi comunali strapazzate dal sisma, i pc fuoriuso, le ordinanze di sgombero da scrivere a penna. I decreti che non hanno ancora avuto tempo di leggere, i “crateri” da dentro o fuori.

“Il signor Terremoto ci fa ballare, ancora”. Sorride, aggiornando il bollettino delle scosse un allevatore a Bolognola, in una mattina di vento furioso. “Giovedì nevica”, dice senza indugi. Le bestie sono fuori, in Pintura, libere. Ma torneranno per ripararsi dall’aria rigida. Gli allevatori vogliono i container stalla, “ma che arrivino in fretta, devo far partorire la vacca”. Chi lo dice ha una disperazione che sfiora le lacrime. “Noi? Siamo in una roulotte. Stiamo benissimo. Gli animali, c’è da mettere al riparo gli animali”.

“Mi hanno detto i Vigili del fuoco che le galline hanno fatto trenta uova. Tenetele voi, noi che ci facciamo”, racconta Maria, 83 anni, seduta al tavolo di un bungalow con il marito Mariano con orgoglio al dito l’anello che lei gli ha regalato da fidanzati. Nella piccola “Ussita al mare”, in un camping di Porto Recanati. “Noi ci teniamo a Ussita, è bella. Hai visto com’è pulita?”. Il mare? “L’aria è un po’ freschetta. Noi siamo di montagna”.

Dei venti aspri, dei sentieri disegnati, degli eremi e dei rifugi. Delle streghe e dei segreti. Sibilla. Delle sorgenti nascoste e di quelle termali. Acquasanta. Della storia della terra, la più antica, che si lascia scoprire in un fossile prigioniero nella roccia che tiene ferma la transenna della zona rossa a Bolognola.

Dei luoghi dei ritorni nelle case dei nonni per i romani, un filo di radici che corre sotto terra, ancora più profondo delle scosse. E pieno di dolore, con le 51 bare di Arquata del Tronto.

“Scusate se vi disturbiamo, ma sono terrorizzata”, ecco la timidezza della richiesta di aiuto di una donna al 113  nella sequenza di polvere e crolli del sisma a Matelica.

Nudi e crudi, sono questi i marchigiani. Come le cime che vestono l’autunno, capaci di rubare la scena al cemento sventrato.

 

 

 

 

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

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