Isekimutu e’ microcefalo, ma ha il sorriso di un gigante. Kabishiri invece grida “mamma, mamma”

Isekimutu è affetto da microcefalia, ma ha il sorriso di un gigante. Mutupragas non può parlare, ma ci dice lo stesso ciao, scrivendolo il lingua Tamil. Sono due dei 132 ospiti dell’ Istituto Arc a Palaiamcottai per bambini affetti da gravi patologie fisiche e mentali. Un’oasi nel deserto Indiano: qui se in una casa nasce un portatore d’handicap, il padre abbandona la famiglia e sposa un’altra donna. O peggio, la creatura viene abbandonata sul ciglio della strada.

L’istituto Arc risponde a quest’emergenza. È’ uno dei primi presidi costruiti in India dai marchigiani del Sermirr e dal Sermit. Fatte le debite proporzioni, somiglia molto alla Lega del Filo d’oro di Osimo. Ci sono stanze dedicate: Educazione ai sensi, alfabetizzazione, laboratori per lavoretti artigianali con i quali il centro si autofinanzia. “Lo stato non ci aiuta”, si sfoga la giovane direttrice, “solo per alcuni di questi bimbi ogni anno lo Stato manda mille rupie”. Quindici euro! per 365 giorni di assistenza. 24 ore su 24. “Ma noi siamo fieri comunque dei nostri campioni” dice. Così parte il loro spettacolo. I bimbi di Arc sono delle piccole star televisive. Fanno incetta di premi a Chennai ogni anno per attività sportive. Sono stati ospiti in radio e tv. Sono bravi.

Arc e’ anche un rifugio per anziani indigenti. Ecco le nonne d’india. Ci chiedono una benedizione. Ci danno una benedizione. È l’India della spiritualità superiore a tutto, anche alla solitudine. Mentre ce ne andiamo la piccola Kabishiri ci corre dietro piangendo e dicendo “Amma, Amma”. Chiedo a Padre Carlo cosa significhi. Dice “mamma”, “mamma”. Quelle lacrime sono la soglia di una porta chiusa a chiave. Li si ferma ogni aiuto possibile. Niente e nessuno potrà mai consolare il pianto di un’orfana di madre.

Ma è nostro dovere provarci.

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