Dal Ponte piu’ alto dell’India, guardando all’angolo vuoto dove un giorno c’era la carrozzina di Kitra

Dalla cima del Ponte di Mattur, l’India da bella diventa incantevole. Una distesa infinita di piante di caucciù, cocco e ananas si dipana dal ponte d’acqua più alto di tutta l’Asia.
I delegati del Sermirr e del Sermit guardano lontano. Nel loro orizzonte c’è un bambino da salvare, una scuola da costruire. Ci aspettano all’orfanotrofio St. Charles Home di Nagercoil, che ospita trenta ragazzine con gravi problemi di disabilità. Una una telefonata lungo il tragitto pero’ gela il gruppo. Una delle ragazze e’ venuta a mancare proprio ieri. Kitra aveva 28 anni, tetraplegica grave, sordomuta. Era con le suore di St. Charles da quando aveva tre anni. Il Presidente del Sermit Vellante la conosceva bene: durante la missione di due anni fa si era fermato proprio con lei per quasi un’ora di carezze.
La visita alle missionarie della incarnazione che guidano il centro non potrà essere gioiosa, pensiamo. Invece le ragazze ospitate sorridono come se tentassero di consolarci. 22 di loro sono state adottate dal Sermit. Ci regalano fiori e abbracci. Avevano preparato uno spettacolo, ma non si farà per rispetto di Kitra. L’angolo da dove, immobile, seguiva le sue compagne, resta vuoto. L’India e’ bellissima, ma sa essere così crudele con i suoi figli.

Anche per questo il Sermirr e il Sermit continueranno ad aiutarli. Come se li, in quell’angolo, Kitra fosse ancora seduta nella sua carrozzina, pronta a sorridere in cambio di una carezza. Perché coloro che amiamo e abbiamo perduto non sono più dove erano, ma ovunque noi siamo

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