L’India oggi, tra Chiese bruciate e bimbi da salvare

Che c’è di peggio di essere poveri in india? È essere bambini poveri. Che c’è di peggio che essere bambini poveri in India? E’ essere bambini poveri e orfani. Per questo il Sermirr e il Sermit sono arrivati fin quaggiù, nella punta all’estremo sul ovest dell’India. Regione del Kottar, Nagercoil.
Ad ospitarci il vescovo Remigius. Qui la chiesa cattolica e’ radicata, grazie a San Tommaso apostolo e a San Francesco Saverio. La Diocesi conta 291 preti, 190 parrocchie Per 500 mila fedeli. “Ma non è facile essere cattolici qui nel terzo millennio”, ci racconta. “Il governo centrale sta ostacolando le conversioni al cristianesimo
Pochi giorni fa tre chiese sono state bruciate a nuova Delhi contro i cristiani, in risposta Noi abbiamo organizzato una marcia della pace per dire che noi cristiani siamo per la pace”. “Non fatevi ingannare dalla tv”, ci dice. L’India cresce economicamente, ma solo la parte ricca, chi era povero resta povero, anzi diventa più povero ogni giorno che un ricco diventa più ricco”.
Ed eccoli i figli della povertà. Raggiungiamo l’istituto sant’antony di nagercoil, guidato dalle suore del sacro cuore. Qui il Sermirr e il Sermit hanno oltre cento adozioni a distanza. I bimbi fremono. Non riescono ad attendere e si riversano in strada per accogliere la delegazione marchigiana.

Ci dedicano uno spettacolo di musica e danza. Noi proviamo a ricambiare con caramelle, palloncini e qualche sorriso. “Vi aspettavamo da due anni”, ci dice suor Mary. Qui la paragonano a Madre Teresa. “Ho una buona notizia per voi. Ricordate Tamil? Aveva tre mesi quando siete venuti nel 2012. Abbandonata appena nata. Non è più orfana. L’hanno adottata”. Tamil e’ salva. Ma non hai tempo per gioire.

Cento bambini ti chiamano già per avere un altro palloncino. Nei loro occhi c’è scritto ti prego, portami via con te.

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