Cantieristica di lusso, crisi e scioperi ad Ancona

ANCONA – Perde smalto il famoso polo della nautica al Porto di Ancona, anzi, nel caso di Isa finisce tra le macerie, come dice Giuseppe Ciarrocchi, segretario generale della Fiom Cgil delle Marche.

Isa e Crn, 110 lavoratori il primo, poco meno di 300 il secondo. Per tutti prospettive nebulose. Ai cantieri Isa è stato proclamato lo stato di agitazione, da lunedì sono in calendario scioperi per due ore ogni giorno, con i presidi dei dipendenti davanti ai cancelli e iniziative di mobilitazione.

La decisione dopo l’incontro con la proprietà, società d’investimento finanziario, a prevalente capitale russo e inglese. In pratica nel cantiere non c’è più lavoro e da parte dall’azienda, secondo i sindacati, non ci sarebbe al momento la volontà d’investimento sul polo anconetano.

C’è una sorta di congelamento sulle decisioni da assumere, mentre la prossima settimana potrebbe essere aperta la cassaintegrazione.

Negli ultimi due anni non sarebbe stato venduto nulla: la speranza fino a dicembre era legata al rifacimento di uno yacht ucraino di 71 metri, ma per accordi mancati con l’armatore russo, l’impresa non è mai partita.

Così come la costruzione di una piattaforma di 66 metri non ha trovato un armatore interessato. Ai cantieri Crn, invece, ci sono stati tre giorni turbolenti con scioperi e presidi dopo la presentazione di un piano industriale quinquennale che prevede ristrutturazioni e una nuova organizzazione del lavoro che, a detta degli operai interni, favorirebbe le ditte di appalto, specie per quanto riguarda falegnami ed elettricisti.

Dopo l’assemblea odierna, la situazione sembra rientrata. Da lunedì si torna a lavoro e parte la trattativa sul piano industriale.

Linda Cittadini

Giornalista professionista dal 2009, lavora per E'tv Marche, il canale 12 del digitale terrestre occupandosi di tg e approfondimenti tra cui "Sibilla, le voci della ricostruzione", progetto editoriale dell'emittente che ogni mercoledì alle 21,30 racconta la nuova vita delle persone e dell'Appennino centrale, dopo il terremoto del 2016.

Leave a Response