ANCONA E IL TERREMOTO. PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE

ANCONA – La frana del costone del Monte Conero sopra la spiaggia delle Due Sorelle è un’immagine nitida. Come il ricordo dello sciame sismico di quest’estate, che ha avuto i suoi picchi il 21 luglio e il 22 agosto, con due scosse di magnitudo più potente. E poi il terremoto del ’72, quello che ha sconquassato Ancona. Rendendola fragile ed esposta agli eventi ballerini e tremanti della terra. Per conoscere meglio la morfologia della città,la Regione Marche, in collaborazione con la Protezione Civile, hanno predisposto finanziamenti per attivare indagini scientifiche relative alla microzonazione sismica. Sulla cartina, Ancona è un insieme di macchie colorate che indicano i quartieri più o meno suscettibili di accelerazioni in caso di sisma. Al progetto d’indagine ha partecipato ovviamente anche l’Amministrazione comunale del capoluogo, attraverso la verifica delle condizioni limite cioè di quelle criticità che si potrebbero presentare, tenendo conto della viabilità, della struttura stradale e degli edifici, e che consente di pianificare l’emergenza predisponendo aree di accoglienza o di ammassamento.

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